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Romani 9

Questo capitolo in altre versioni bibliche:
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VersoNuova Riveduta 1994
1Dico la verità in Cristo, non mento - poiché la mia coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito Santo -
2ho una grande tristezza e una sofferenza continua nel mio cuore;
3perché io stesso vorrei essere anatema, separato da Cristo, per amore dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne,
4cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse;
5ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!
6Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d'Israele sono Israele;
7né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: «È in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza».
8Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza.
9Infatti, questa è la parola della promessa: «In questo tempo verrò, e Sara avrà un figlio».
10Ma c'è di più! Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand'ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre;
11poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione,
12che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: «Il maggiore servirà il minore»;
13com'è scritto: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù».
14Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo!
15Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione».
16Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.
17La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra».
18Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.
19Tu allora mi dirai: «Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?»
20Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?»
21Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile?
22Che c'è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione,
23e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria,
24cioè verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra gli stranieri?
25Così egli dice appunto in Osea: «Io chiamerò "mio popolo" quello che non era mio popolo e "amata" quella che non era amata»;
26e «avverrà che nel luogo dov'era stato detto: "Voi non siete mio popolo", là saranno chiamati "figli del Dio vivente"».
27Isaia poi esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d'Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato;
28perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo».
29Come Isaia aveva detto prima: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra».
30Che diremo dunque? Diremo che degli stranieri, i quali non ricercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, però la giustizia che deriva dalla fede;
31mentre Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge.
32Perché? Perché l'ha ricercata non per fede ma per opere. Essi hanno urtato nella pietra d'inciampo,
33come è scritto: «Ecco, io metto in Sion un sasso d'inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso».







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